Prossimamente cancellerò il mio vecchio blog, ma c'è un mio post che mi è piaciuto molto, che giudico ben riuscito e al quale sono molto affezionata, perciò lo riporto qua sotto:
Leggevo questo intervento:
http://learrabbiate.blogspot.it/2012/09/la-tirannia-della-bellezza-attraverso.html e mi sono soffermata a riflettere su questa parte:
Allo stesso modo,se ci è stato insegnato che la solitudine è
“cattiva” e deve essere ” evitata ad ogni costo” ci fanno credere che
siamo esseri incompleti che vagano nella vita alla ricerca della “dolce
metà”, questo essere che ci completa e ci riempie il vuoto identitario
che ci hanno creato ed imposto. C’è un desiderio ed un anelito di uscire
dal nostro “isolamento” attraverso l’incontro con un altro essere
umano, una necessità -creata – di condividere il resto della nostra vita
con lui/lei. Ci hanno genericamente formato come donne, dipendenti
dagli altri e si è stigmatizzata terribilmente la solitudine
riempiendola di aspetti e valutazioni di carattere negativo. Questo è
facilmente visibile in frasi di uso quotidiano come “Hai bisogno di
compagnia?”,
“Che cosa c’è che non va?, Sei triste?” ” vuoi restare sola,
povera te se ti passa” o frasi come: “Quando siamo soli, siamo sempre in
cattiva compagnia”, “la solitudine è triste e fredda”, ” la solitudine
appare quando hai bisogno di qualcuno nei momenti peggiori ed i peggiori
momenti sono quando sei sola “, ecc.
Come si può notare, c’è questa stigmatizzazione della solitudine, concepita come una sorta di vuoto tortuoso, “ciò che resta ” quando qualcosa o qualcuno ” non c’è”.
Oltre ad essere una persona riservata, sono sempre stata una persona
che seleziona le persone con cui passare il proprio tempo. Non mi piace
stare in compagnia di persone che non mi interessano, non mi piace
affollarmi di gente a caso tanto per non stare sola. Questo vale
soprattutto per le relazioni amorose, che ho sempre avuto con il
contagocce.
Questo mio modo di essere ha sempre suscitato reazioni di biasimo in
molte persone, che subito si dimostrano preoccupate e stupite
(negativamente) nei miei confronti, chiedendomi come mai io sia
singola, il
tutto con una certa dose di disprezzo celato (che comunque io
percepisco).
Inoltre ho anche un’altra caratteristica che mi porta ad
essere ancora più esecrabile agli occhi di queste persone: sono una
donna! Una fimmina!
E una femmina per la mentalità comune si
giudica soprattutto come essere che sta in relazione (la mamma, la
fidanzata, la nonna, la moglie) e dal grado delle cure che elargisce,
non tanto come persona in sé.
Forse è stato colpevole il fatto che io sia figlia unica, ma fin da
piccola ho sempre avuto una certa indipendenza nel compiere azioni,
ovvero se voglio fare qualcosa la faccio pure da sola, non ho
necessariamente bisogno dell’accompagnamento.
Ci sono delle relazioni che nutrono, fanno bene e fanno crescere,
mentre l’imperante mania dell’uscire sempre e non stare mai soli non è
altro che una perdita di tempo, svuota la condivisione del suo vero
significato. Io poi non mi sento sola quando sono sola, mi sento sola
quando sono in mezzo a persone con le quali non ho da dirmi un cazzo. Mi
piace stare con le persone che mi piacciono, allo stesso modo in cui mi
piace stare con me stessa. Vale anche per il sesso e la masturbazione.
Perché secondo l’opinione comune essere
singoli è terrificante? E
perché la solitudine in generale, intesa anche come passare del tempo
con se stessi, è così demonizzata?
Forse perché spesso e volentieri ci porta a riflettere e a crescere?
E
le persone che riflettono non vanno troppo di moda, perché meno
omologate, controllabili e quindi più scomode?
Parlando per esperienza
personale, le migliori scelte della mia vita le ho fatte in momenti di
solitaria riflessione. Molto probabilmente, se mi fossi affollata di
serate in mezzo a gente a caso, mi sarei distratta e avrei perso di
vista i miei obiettivi e le mie voci interiori. Le avrei posticipate e
quasi sicuramente ignorate.
E per quanto riguarda l’essere singoli, non significa essere tristi e
incompleti. Inoltre, anche volendolo, avere una relazione non è mica
così semplice e scontato. Poi se voi vi mettete insieme solo
scambiandovi sguardi dalla finestra, come facevano un tempo le persone,
allora è un altro discorso.
Concludendo, al prossimo che vi chiede: “Perché sei sola? Sei
triste?” considererei come risposta: “Non sono io che sono triste, sei
te che sei stronzo” cit.